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Finanza Comportamentale

8 - Finanza Comportamentale
Postato il 02 Novembre 2016

LA PERCEZIONE DEL RISCHIO

Nella teoria classica il rischio di un investimento è tipicamente definito come volatilità dei rendimenti attesi ovvero la varianza che pesa guadagni e perdite potenziali allo stesso modo. Il rischio quindi viene ricondotto ad un fenomeno oggettivo.

Gli investitori tuttavia sono molto spesso influenzati da altri fattori, per lo più soggettivi, nella valutazione dei rischi degli investimenti. Per questo motivo la finanza comportamentale sostiene che raramente gli individui maturano una percezione oggettiva del rischio ma che questa sembra legata piuttosto all’utilizzo delle euristiche, ad atteggiamenti di overconfidence, a  stati  emotivi  negativi,  alla  paura  di  sostenere  perdite  rilevanti,  al  grado  di  cultura finanziaria, alla fiducia nei consulenti, e così via.

È molto diffusa inoltre la tendenza ad attribuire al rischio solo una valenza negativa mentre il rischio deve essere vissuto anche come un'opportunità.

Alcuni studi condotti in passato hanno posto in luce difformità di comportamenti tra soggetti diversi.

In particolare, per gli investitori privati il rischio molto spesso è rappresentato da fattori qualitativi come la scarsa conoscenza e sfiducia nel prodotto e/o nell’intermediario proponente rispetto alla preoccupazione di perdite rilevanti e alla volatilità dei rendimenti. Mentre per i consulenti finanziari il rischio è prevalentemente connesso a fattori quantitativi come la possibilità di perdite rilevanti e volatilità e, in secondo luogo, come scarsa conoscenza e sfiducia nel prodotto e/o nell’intermediario proponente.

Le euristiche sembrano avere un forte ma diverso impatto nella percezione del rischio da parte dei due gruppi di soggetti: gli investitori privati non esperti sembrano essere più inclini alla overreaction (reazioni eccessive) i consulenti sembrano più soggetti all’ancoraggio.

L’atteggiamento verso il rischio, in conclusione, dipende dalle circostanze e dalle emozioni: le persone non tendono a valutare secondo un oggettivo valore atteso, ma sono le aspettative soggettive sul possibile risultato a guidare le persone nel processo di scelta.

Alcune indagini statistiche hanno evidenziato come la percezione del rischio sia correlata anche al genere dell’investitore.

Le donne tendono ad un comportamento più conservativo nelle decisioni di investimento. Investono più frequentemente in prodotti meno rischiosi rispetto ai loro corrispondenti uomini. Ciò sembra discendere dal fatto che le donne siano per natura più avverse al rischio e che si dimostrano più conservative degli uomini.

Gli uomini investono più risorse in analisi finanziaria, di quanto facciano le donne, e si affidino meno alle opinioni dei propri brokers nelle scelte finanziarie. Inoltre, movimentano di più il portafoglio diventando soggetti ad una riduzione dei rendimenti più elevata rispetto alle loro colleghe donne a causa dei costi di transazione. Soffrono spesso degli effetti generati dall’overconfidence e formulano previsioni più ottimistiche rispetto alle donne.


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